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Sri Hariwansh Lal Poonja, Svegliati e ruggisci. Incontri con la verità, a cura di Eli Jaxon-Bear, traduzione di Giampalolo Fiorentini, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1994, pp. 120. 

 

Sri Poonja è un «liberato in vita» (jivanmukta), un uomo che ha realizzato l’Assoluto in se stesso, un Satguru, ossia colui che può insegnarci cosa sia davvero la Realtà, come trovarla in noi stessi, come essere la Realtà. Questo breve testo, infatti, è la raccolta di alcuni colloqui tra il Maestro ed alcuni suoi discepoli. Prima di attraversarne sinteticamente alcuni contenuti, ci si lasci qualche momento per esprimere l’emozione provata mentre, leggendo alcuni brani, ci siamo resi conto del fatto che stavamo assistendo indirettamente al momento stesso in cui alcuni uomini ottenevano la «liberazione» (moksha o mukti) grazie alla presenza ed alle parole della loro guida. Aggiungiamo pure che questo libro ci ha suscitato una strana e benefica sensazione: emana un calmo, sottile, quasi impercettibile tepore.

Ecco, dunque alcuni suoi importanti insegnamenti, i quali possono essere qui solo accennati, perché la lettura e sopratutto lo studio, anzi la meditazione di libri come questo, costituisce di per sé un’insostituibile esperienza spirituale, e, per chi si trovi a dover partire da zero, l’autentico inizio del risveglio interiore, giacché ciò che qui s’impara apre di già la coscienza a prospettive immense e precedentemente insospettate.

Innanzitutto, il centro di tutto il percorso di illuminazione è il desiderio della libertà trascendente, la volontà di essere metafisicamente libero, la quale può realizzarsi unicamente per mezzo della consapevolezza di essere già liberi. Questo desiderio, questa volontà devono essere assoluti, totali: non possono costituire un obbiettivo in mezzo a tanti altri, giacché non è verso un essere particolare che si è protesi, ma verso l’Essere Supremo e Totale. A quest’ultimo equivale il Sé dell’uomo, che gli è tuttavia drammaticamente ignoto, nascosto dalla sua identità ordinaria. Il Sé sta alle identità individuali come l’oceano sta alle onde; esso è “vuoto” e “vuote” sono esse pure. La consapevolezza che appartiene al Sé è completa e permanente, mentre gli stati della mente (sonno, sogno e veglia) sono invece mutevoli e transitori; come dice il maestro: il Sole non conosce né il giorno né la notte, perché questi sono noti solo agli abitanti della Terra. Il Sé è tutto, mentre qualunque altra cosa è solo un’illusione, che consiste precisamente nell’essere convinti di non esserLo, di non essere liberi, di essere prigionieri della propria identità umana, della propria esistenza terrena. Come afferma una delle illuminanti parabole impiegate da Poonja: è come credersi asini quando invece si è leoni!

In qualche misterioso modo, anche se non in questa vita, la Liberazione è inevitabile: è il destino finale di tutto ciò che esiste; per questo lo stato del “liberato” costituisce una condizione naturale. Bisogna solo scegliere cosa si vuole adesso: si può scegliere di essere liberi o scegliere di essere schiavi; si sceglie il Nirvana o si sceglie il Samsara. Per questo, chi vuole liberarsi deve necessariamente meditare sul fatto di essere già libero, non di doversi liberare, altrimenti si medita sulla schiavitù non certo sulla Libertà. Questa non può essere solo immaginata, sognata ad occhi aperti, dev’essere riconosciuta, e non teoricamente, ma realmente, nel proprio essere, fino in fondo. Il Sé, l’Essere, la Realtà deve diventare immediatamente evidente. Dev’essere qui ed ora, altrimenti è solo un’idea. Niente passato, né futuro: si è liberi solo nel presente. Adesso! Nella transizione passato-presente-futuro, così come nella memoria e nella previsione, si è prigionieri. La mente è tempo, mentre il Sé è Eternità, e perciò sussiste solo nel presente incondizionato; Poonja, infatti, insegna che gli uomini sono costantemente trasportati dal loro flusso mentale, il quale coincide con lo stesso divenire, col tempo stesso, e li conduce in continuazione verso le realtà esterne, con le quali la loro coscienza, così condizionata, li porta ad identificarsi illusoriamente. La mente è lo specchio del Sé, ma questo non ne ha bisogno per essere e per averne consapevolezza; per cui essa è del tutto superflua, e dev’essere abbandonata – giacché è impossibile eliminarla. Qualunque cosa avvenga nella mente, bisogna risalire sempre alla sua Sorgente, risalire al Vuoto da cui nasce tutto, al Sé eterno.

Nella meditazione la mente non deve più essere soggetto, ma oggetto; e guardandola come tale, con calmo e fermo distacco, si deve tendere a percepire il Sé come il vero soggetto a monte di essa. È come dire che il soggetto deve meditare sul Soggetto, l’io sull’Io. Anzi, giacché la dualità presupposta tra l’individuo ed il Sé è del tutto falsa: il Soggetto medita sul Soggetto, l’Io sull’Io, il Sé sul Sé. In verità, è unicamente il Sé a cercare di risvegliarsi. Solo il Sé libera il Sé.

 

Giovanni M. Tateo 

 

 

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