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Louis Barmont, L’esoterismo di Albrecht Dürer. «La Melencolia», traduzione di Giovanni Caviglione, Luni, Milano, 2003, pp. 90.

 

Nella storia dell’arte, a parte la Gioconda di Leonardo da Vinci, l’opera più enigmatica in assoluto è senza dubbio la Melencolia I di Albrecht Dürer. A differenza di altre opere sibilline, nelle quali poteva però essere incerta la presenza effettiva di un contenuto esoterico, in questa, a causa della predominanza assoluta dell’espressione simbolica, così come dell’evidente allusione criptica, tale presenza è stata probabilmente l’unica vera certezza che mai si sia potuto avere su di essa. Inutile dire che per lungo tempo numerosi storici dell’arte si siano vanamente sforzati di decifrarne il linguaggio ermetico, riuscendo al massimo a coglierne, appunto, unicamente l’appartenenza di diritto al mondo del mistero. Probabilmente, proprio questa evidenza avrebbe dovuto persuaderli del fatto che, di fronte ad un messaggio esoterico così complesso e ricco di simboli criptici, l’unica possibilità di decifrarlo realmente non poteva che risiedere nel possesso delle sue effettive chiavi di decrittazione; e ciò è del tutto impossibile laddove si è invece estranei, o insufficientemente edotti, rispetto alla dottrina sapienziale che le custodisce.

È dunque più che benvenuta questa preziosissima, e crediamo davvero provvidenziale, opera di Louis Barmont, che finalmente dissipa completamente le fitte tenebre che fino a prima avvolgevano completamente la misteriosa incisione del Dürer. Barmont, alias Louis Gros (1908-1994), fu un esoterista cristiano appartenente agli ambienti di Louis Charbonneau-Lassay, membro della Fratellanza dei Cavalieri del Divino Paracleto, e, tra l’altro, come lo stesso testo segnala, amico di Jean Reyor (al secolo Marcel Clavelle), che fu collaboratore e segretario dello stesso René Guénon. Non intendiamo qui riassumere l’intera sua interpretazione, giacché, nelle nostre intenzioni, la presente vale più come un caloroso invito alla lettura, che come una vera e propria recensione; tuttavia, desideriamo soffermarci sufficientemente su un unico suo punto, che in qualche modo ne è il vero fulcro. Barmont, dando espressione ad un complesso insieme di importanti elementi sapienziali, afferma che l’artista, riferendosi tacitamente alla dottrina sacra dei cicli cosmici, ha voluto esprimere un messaggio realmente “apocalittico”, poiché ha inteso fornirci la data dell’inizio effettivo dell’«Età Oscura dell’Età Oscura» – il «Kali-Yuga del Kali-Yuga», secondo la terminologia induista -, nella quale si affermerà il nefasto, eppur effimero, regno satanico dell’Anticristo. Tale data infausta è la stessa della realizzazione dell’opera: il 1514, numero viene richiamato anche dal quadrato magico di Giove, nel quale le cifre 15 e 14 si trovano infatti abbinate; e v’è da dire, da parte nostra, che la ragione di ciò, evidentemente, sta nel fatto che, siccome tale simbolo matematico da sempre rappresenta l’ordine cosmico stabilito immutabilmente dall’Intelligenza Divina, in questo modo si esprime sottilmente l’idea che persino la fase più oscura e malefica della storia umana è prevista dalla Provvidenza, ed è comunque assoggettata alla Volontà di Dio, la quale ne ha già decretato il corso e la fine, secondo i tempi da essa eternamente prestabiliti.

Da un punto di vista prettamente storico, la conferma della correttezza di questa tesi, è data da alcune importanti circostanze: nel 1517 Martin Lutero avvia la sua Riforma protestante, che provocherà l’epocale crisi religiosa occidentale; e, soprattutto, nel XVI° secolo si ha il Rinascimento, che costituisce l’apoteosi dell’Umanesimo, ossia di quella rivoluzione culturale, anzi, massimamente antropologica, attraverso la quale l’Umanità ha inteso costituirsi come realtà del tutto autonoma ed indipendente dalla Divinità, finendo drammaticamente per chiudersi progressivamente alla Sua influenza, e, contemporaneamente, aprirsi sempre più a quella demoniaca.

È ora indispensabile una digressione “tecnica” sulle conclusioni direttamente ricavabili dalla conoscenza del dato in oggetto, mediante l’applicazione della dottrina induista dei cicli così come René Guénon l’ha trasmessa (si veda il primo capitolo del suo La Crisi del mondo moderno, e lo studio: Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici, in Forme tradizionali e cicli cosmici). Se la data d'inizio del Kali-Yuga del Kali-Yuga è il 1514, adesso è infatti possibile calcolare con esattezza anche la data della conclusione dello stesso Kali-Yuga – epilogo che comunemente si intenderebbe come «Fine dei Tempi» o «Fine del Mondo». Guénon insegna che il Kali-Yuga è la quarta ed ultima Età del Mondo (Yuga), un periodo della durata di 6480 anni, corrispondente infatti alla decima parte del grande ciclo del Manvantara, che dura appunto 64800 anni. Ora, giacché ogni Yuga si divide a sua volta in periodi proporzionali secondo la stessa scansione ritmica del Manvantara – ossia secondo la formula 10 = 4 + 3 + 2 + 1 -, ne consegue che il Kali-Yuga del Kali-Yuga duraun decimo di questo, ossia soli 648 anni; per cui, sarà precisamente nell’anno 2162 (= 1514 + 648) che esso dovrà terminare. Ciò chiaramente significa che mancano ancora solamente 150 (= 2162 – 2012) anni alla fine del ciclo; e che, inoltre, ci troviamo già da ben 500 anni circa nella fase più tenebrosa e maligna dell’Età Oscura. Si consideri, pure, che tutto ciò combacia perfettamente con la ripetuta affermazione di Guénon, secondo cui siamo nell’Età Oscura da più di 6000 anni, e per di più nella sua fase finale. Inoltre, la data del 2162 non può che farci intendere che l’intero ciclo della Cristianità dura in realtà 2160 anni, giacché è noto che l’inizio del calendario cristiano sia sfasato di qualche anno rispetto all’anno Zero; per la stessa ragione, la data del 1514 dev’essere corretta con 1512 (= 7 x 216), ed equivale all’anno del Kali-Yuga 5832 (= 4320 + 1512, giacché per ricavare l’inizio dell’Era Cristiana si deve calcolare 6480 – 2160 = 4320). Il periodo di 2160 anni equivale al mese cosmico, ossia alla dodicesima parte di un intero ciclo precessionale (2160 x 12 = 25920 anni); e, in questo caso, coincidendo con l’arco stesso dell’Era Cristiana, questa deve essere considerata un ciclo avatârico vero e proprio – anche sulla base di quanto Frithjof Schuon afferma da qualche parte -, giacché è fin troppo noto che Gesù Cristo – sia nella teologia del Cristianesimo che dell’Islam – è destinato a ritornare gloriosamente alla Fine dei Tempi, ossia, appunto, al termine del Manvantara. Questo dato è ancor più importante e decisivo se si considera che Cristo è il Logos della Creazione, l’Intelligenza Divina dell’Universo e della Storia; Egli è il Signore del Tempo, Colui che detiene il potere di aprire e chiudere i cicli cosmici – il che lo rende identico al dio Giano (si veda lo studio di Guénon: Alcuni aspetti del simbolismo di Giano, in Simboli della Scienza sacra).

Sempre sulla base della rigorosa analogia tra la parte ed il tutto, anche a questo intervallo temporale è possibile applicare la formula 10 = 4 + 3 + 2 + 1, che abbiamo visto valere sia per il Manvatara che per il Kali-Yuga. Pertanto, sarà la decima parte di tale periodo a costituire il periodo più oscuro dell’Era Cristiana – la cui durata è quindi di soli 216 anni -, e questo è chiaramente iniziato nel 1946 (= 2162 – 216, esattamente 432 anni dopo il 1514), ossia all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, conclusasi assai significativamente con la mostruosa distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, la quale ha inaugurato l’era del terrore nucleare, ipotecando seriamente la stessa sopravvivenza del pianeta Terra. A questo proposito, si noti pure che questo scritto apparve per la prima volta nel 1947, circostanza che ben ci fa intendere lo stato d’animo con cui l’autore lo scrisse, e quali potessero essere le sue più che condivisibili preoccupazioni.

In conclusione, quindi, non solo ci troviamo nella stagione più fosca dell’Età Oscura, ma anche nel periodo più buio dell’Era Cristiana.

Evidentemente, tutto ciò era precisamente quel che Barmont desiderava venisse conosciuto da coloro i quali fossero stati realmente in grado di effettuare i suddetti calcoli; giacché, diversamente, la data fatidica del 1514 sarebbe rimasta del tutto muta.

Sia dunque ben chiaro che non abbiamo voluto procedere a tali elaborazioni, ed a fornirle pubblicamente, per mera curiosità nostra od altrui, o per assecondare alcune psicosi pseudo-millenaristiche o pseudo-apocalittiche degli ultimi tempi, bensì per spazzare via, da un lato, tutta la confusione e l’allarmismo creatisi a causa della diffusione massiccia delle presunte profezie Maya; dall’altro, per mettere in guardia tutti coloro posseggano una sana ed acuta sensibilità rispetto all’immensa crisi dell’Umanità contemporanea, affinché sappiano con certezza, da un punto di vista strettamente spirituale, in quale fase storica estremamente sinistra ci troviamo. Affinché non si facciano ingannare ed illudere dalla martellante propaganda del pensiero unico dominante, col suo pseudo-messianismo del progresso e della moderna società globale. Il fatto stesso che i dati tradizionali – i soli da tenere sempre in considerazione – apertamente comunicati sui cicli, da Guénon prima e da Barmont poi, siano così cruciali e definitivi, costituisce un assai importante segno dei tempi. E dato che entrambi riconoscevano, integralmente anche se non esclusivamente, la Rivelazione Cristiana, per comprendere appieno il significato profondo del messaggio da loro inviatoci – che non riteniamo affatto destinato solo ai cultori dell’esoterismo tradizionale, ma ai credenti tutti -, non possiamo che raccomandare, oltre al libro in oggetto, una ben meditata lettura, o magari rilettura, dell’Apocalisse di Giovanni, la quale potrebbe davvero far comprendere moltissimo sulla sostanza autenticamente diabolica ed infernale delle gravi trasformazioni epocali della storia moderna. Soprattutto di quella futura, che già si sta sciaguratamente compiendo sotto i nostri occhi.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

Leggi: La scienza sacra del Tempo,

oppure la recensione: Jean Reyor, Studi sull’esoterismo cristiano

 

 

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