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Jean Reyor, A compimento dell’opera di René Guénon. Studi sull’esoterismo cristiano, traduzione di Paolo Carbonini, Edizioni PiZeta, San Donato (Mi), 2002, pp. 265.

 

Pochissimi temi potrebbero essere più controversi, sia all’interno che all’esterno della Chiesa Cattolica, di quello dell’esoterismo cristiano, e con tutta probabilità proprio a causa del fatto che seriamente se ne conosce ben poco; a meno che non siano precisamente le definizioni, o tutta una serie di preconcetti e pregiudizî, che generalmente vi si riferiscono, ad impedire che se ne comprenda la natura effettiva, e, di conseguenza, a conoscerne la storia reale, la quale potrebbe rivelarsi molto più chiara ed evidente di quanto ci si possa mai immaginare. È dunque con il più estremo interesse che dovrebbe essere accolto questo volume di articoli e recensioni – il terzo della trilogia dedicata al completamento, ed anche alla rettifica laddove necessario, dell’opera di René Guénon – di Jean Reyor sull’argomento. Era infatti indispensabile proseguire opportunamente nella scia dell’Esoterismo di Dante e delle Considerazioni sull’esoterismo cristiano dello stesso Guénon, oltre alla sua trattazione, in Simboli della Scienza sacra, di alcuni simboli appartenenti a questa tradizione.

Reyor (al secolo Marcel Clavelle) è stato membro della Fraternità dei Cavalieri del Divino Paracleto – ripristinata da Louis Charbonneau-Lassay -, collaboratore e segretario di René Guénon, caporedattore delle riviste Le Voile d’Isis ed Études Traditionelles, nonché confratello – nella suddetta comunità iniziatica – ed amico di Louis Barmont (Louis Gros) – l’autore dello straordinario e preziosissimo L’esoterismo di Albrecht Dürer.

Si deve sottolineare, innanzitutto, la notevole capacità dell’autore di essere sempre assolutamente conforme ai principî universali della Tradizione, di restare costantemente fedele all’insegnamento del maestro Guénon, e, nel contempo, di correggerne, nel massimo rispetto, le conclusioni talvolta erronee o parziali. Un’ammirevole dimostrazione, oltre che di stile, di competenza, senso critico, obbiettività e lungimiranza.

Ecco rapidamente la serie dei principali argomenti trattati: l’esistenza e la fisionomia di un esoterismo propriamente ed ortodossamente cristiano, i rapporti tra questo e gli esoterismi ebraici ed islamici, alcuni suoi simboli importanti, la storia di alcune sue particolari diramazioni (come la comunità dell’Isola Verde), la sua presenza effettiva nella storia attuale – e certamente anche futura -, la dottrina dei nomi divini, l’Ordine dei Cavalieri del Tempio – con particolare riferimento alla loro relazione con l’Ordine del Graal. Si entra nel vivo menzionando le conclusioni dell’importante teologo Jean Daniélou, il quale, senza mezzi termini, afferma la realtà di quello che appunto definisce «esoterismo cristiano», attestato chiaramente da Clemente Alessandrino già nel II secolo d. C., risalente, ovviamente, a Cristo ed alla cerchia dei suoi Apostoli. Apprendiamo che questo esoterismo, rigorosamente ortodosso, era strutturato sulla base di tre distinte iniziazioni: una sacerdotale, una cavalleresca, ed una di mestiere, nella quale certamente rientravano, ad esempio, gli aderenti alle corporazioni dei costruttori di cattedrali. È una tradizione misterica segreta che, passando attraverso la tappa cruciale della Teologia Mistica di Dionigi l’Aeropagita, culmina, tra il XIII ed il XIV secolo, con l’esperienza e l’insegnamento di Maestro Eckhart, Suso, Taulero, Margherita Porete, etc., e prosegue nei secoli successivi con l’Anonimo Francofortese, Niccolò Cusano, San Giovanni della Croce, Angelo Silesio e moltissimi altri – ne abbiamo indicato alla rinfusa alcuni, ma l’elenco sarebbe effettivamente sterminato. Fino giorni ai nostri, giacché un capitolo è specificamente dedicato a Louis Charbonneau-Lassay ed alla società iniziatica della Stella Interiore, dalla quale venne nuovamente emanata l’anzidetta Fraternità dei Cavalieri del Divino Paracleto – e crediamo davvero che queste siano solo la proverbiale punta dell’iceberg. È infatti impensabile, ad esempio, che si sia giunti improvvisamente alle vette eccelse della metafisica di Eckhart, la quale è, non solo pura, con la sua tesi Cristiana di quella che ben conosciamo come «Identità Suprema», ma evidentemente «non-duale», così com’è viva nella sublime tradizione metafisica induista dell’Advaita Vedanta. Non per niente, infatti, uno studioso fondamentale quale Rudolf Otto scrisse Mistica orientale, mistica occidentale, che appunto si basa sullo stupefacente, eppur evidentissimo, parallelismo tra lo stesso Eckhart e Shankara – e senza che l’accordo pressoché totale tra i due debba affatto invocare necessariamente l’esistenza di strette comunicazioni sapienziali tra il Cristianesimo e l’Induismo medievali, giacché, anche qualora vi siano state, non riteniamo in alcun modo che siano indispensabili a spiegarlo: se Cristo, come noi siamo assolutamente certi, è stato un Avatâra e sarà nuovamente l’Avatâra che giungerà alla fine del grande ciclo cosmico presente, ciò è più che sufficiente a darne completa ragione. Approfittiamo, inoltre, della menzione del titolo di quell’opera di Otto, per segnalare e sottolineare con vigore come quella che comunemente è denominata Mistica Cristiana debba correttamente essere intesa come Via Metafisica Cristiana; probabilmente basterebbe questa sola precisazione terminologica per dissipare in un lampo tutte le fitte nebbie che da sempre avvolgono le spinose questioni in oggetto. In effetti, la Chiesa Cattolica avversa da sempre quello che si pretende comunemente che sia l’“esoterismo”; tuttavia, è ben chiaro che, mentre essa si dimostra giustamente nemica dell’occultismo, dello spiritismo, e ancor più del satanismo vero e proprio, nel contempo ha sempre nutrito e valorizzato la Mistica autentica, la quale, essendo infatti il sentiero della comunione ed unione perfetta e totale con l’Assoluto, è realmente, dal nostro punto di vista, l’esoterismo nella sua forma più pura e più alta.

In particolare, poi, a proposito della «Croce di Luce», inseparabile da Cristo Re in quanto manifestazione della Gloria di Dio, dobbiamo inevitabilmente rilevare che Reyor smentisce del tutto quell’affermazione – riportata da Guénon nel suo Il simbolismo della Croce, ma crediamo da lui non condivisa – secondo cui, se è vero che il Cristianesimo ne possiede in via esclusiva il simbolo, sarebbero solo l’Islam, o l’Induismo, a possederne la dottrina metafisica. In uno dei capitoli, infatti, si evidenzia che quest’ultima – così come, riteniamo, tutte le altre che assieme ad essa costituiscono necessariamente un patrimonio sapienziale completo -, già anticamente appartenuta alla Tradizione Cristiana, per quanto sconosciuta o dimenticata dai più, costituisce invece l’eredità intatta di un’élite perfettamente in grado sia di custodirla che di intenderla e realizzarla. E ritengo che tale élite – lo ribadiamo, depositaria effettiva di una sapienza misterica e metafisica integrale – non sia affatto da identificare esclusivamente con le summenzionate Stella Interiore e Fratellanza del Paracleto, ma con tutti coloro i quali, silenziosamente ed invisibilmente, come nei millenni è sempre stato, hanno conservato e vissuto profondamente il radioso lascito loro trasmesso.

Raccomandiamo, quindi, con vivo entusiasmo, questa lettura sia ai credenti in cerca del tesoro della Saggezza Cristiana – anche se alcuni passaggi relativi al processo ai Templari potrebbero risultare per loro assai problematici -, e sia a coloro, di orientamento affatto diverso, che ne ignorano o addirittura negano polemicamente l’esistenza – senza contare che molti tra questi ultimi, sposando un atteggiamento affatto anticristiano, senza nemmeno rendersene conto, non fanno altro che schierarsi con l’«antitradizione» diabolica, rendendosene di fatto complici. È invero assai deplorevole che tutti coloro i quali hanno potuto beneficiare dell’insegnamento dei maestri occidentali della Tradizione (assieme allo stesso Guénon, Evola, Coomaraswamy, Burckhardt, Schuon, Corbin, etc.) abbiano cercato, o stiano tuttora cercando, un’autentica via di conoscenza metafisica – anche solo teorica – dovunque tranne che nella stessa tradizione sacra in cui la Divina Provvidenza li ha inseriti alla nascita. L’Occidente non è stato affatto abbandonato dalla Sapienza Universale ed Eterna, poiché il Cristianesimo non ha mai smesso, né mai smetterà, di incarnarla.

In conclusione, dunque, ci sembra evidente che l’annosa questione dell’esistenza effettiva di un esoterismo cristiano, o, detta altrimenti, di una metafisica cristiana – sia teorica che “pratica” – dipenda perlopiù dal fatto che la stessa Tradizione Cristiana non sia sufficientemente conosciuta e compresa, e l’opera di Reyor è certamente un’ottima occasione per cominciare a riscoprirla.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

Leggi: Sulla Via Cristiana all’Unione Mistica con Dio

oppure la recensione a: Frithjof Schuon, Considerazioni sull’opera di René Guénon

 

 

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