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Anonimo Francofortese, Teologia tedesca. Libretto della vita perfetta, introduzione, traduzione, note e apparati di Marco Vannini, Bompiani, Milano, 2009, pp. 241.

 

Il Libretto della vita perfetta, o Teologia tedesca, è certamente uno dei testi più importanti della mistica cristiana occidentale, per la profondità della dottrina che esprime, talmente adamantina nella sua estrema logica e coerenza da mettere duramente alla prova la coscienza di chiunque si dichiari, o ritenga in buona fede, di essere un autentico credente in Dio. In base al suo insegnamento, il credente può esser detto veramente tale solo a condizione che consegni la sua intera realtà alla Divinità, giacché, per principio, non possono essere ammesse mezze misure per la fede genuina: essa è totale oppure è falsa. Tuttavia, è assolutamente chiaro che questo documento indica una via di perfezione, che, per sua natura, è inevitabilmente percorribile solo da pochissimi spiriti nobili, e probabilmente, verso la fine, è l’autore stesso a lasciar intendere che non si tratti affatto di un sentiero che si possa scegliere individualmente, bensì di un’ascensione spirituale dovuta all’elezione e all’attrazione divine.

A differenza di altri importanti testi mistici, questo, pur non enfatizzando l’identità metafisica che si realizza con l’unione perfetta tra Dio e l’uomo che Lo ha accolto e realizzato totalmente in sé, afferma con nettezza e decisione quale sia l’essenza e lo stato reali dell’«uomo divino» o «divinizzato»: come affermò per primo San Paolo, non è più lui a vivere la propria vita, ma è Dio stesso a vivere in lui al suo posto.

Tutta l’opera è infatti incentrata sull’obbedienza assoluta e totale a Dio, la quale, ben lungi dall’avere un connotato puramente morale, si traduce ben più drasticamente sulla cessione, anzi restituzione, completa dell’intera propria esistenza all’Essere Divino, e ciò sulla base di un’ontologia ferrea ed indiscutibile.

Il non-dualismo metafisico, che sempre caratterizza opere nate dalla stessa ispirazione divina di questa, viene espresso con la massima chiarezza con l’affermazione capitale secondo cui l’unico essere che tutte le creature posseggono, in realtà non appartiene affatto a loro in quanto tali, ma esclusivamente allo stesso Essere Supremo che le ha generate in se stesso. È esattamente come se il primo comandamento «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me!» divenisse: «Io, il Signore Dio tuo, sono l’unico Essere, l’unica Realtà di Tutto: non avrai altro Essere che il Mio, altra Realtà all’infuori della Mia!». In questo senso, appunto, l’unica volontà che il mistico deve avere è la stessa Volontà Divina, la quale non è soltanto ciò a cui egli si sottomette incondizionatamente, ma la sostanza stessa della sua nuova identità, il suo nuovo essere in tutte le dimensioni della sua esistenza.

Naturalmente, Cristo, col suo radioso esempio di sacrificio totale di sé, è il modello supremo, perfetto e permanente di quest’obbedienza illimitata, ed è pertanto l’unica Via che conduca realmente a Dio.

Tutto ciò si concretizza, quindi, nel separarsi totalmente da tutto ciò che non è Dio, compreso il proprio io, e vivere in uno stato di completa impersonalità, sia passiva che attiva, nell’adempimento ininterrotto del Comando divino.

Di particolare interesse, inoltre, è la definizione che si dà del Male, del Demonio, ossia, anche, dell’Anticristo. Non a caso, nel testo si impiega il nome di Lucifero, giacché tale entità maligna è la portatrice della «luce falsa» – in evidente ed irriducibile contrapposizione alla «luce vera» di Dio -, che rappresenta l’idea e l’atto dell’usurpazione ingiusta dell’Essere, poiché la menzogna, che mente a se stessa come a chiunque altro, afferma di essere Dio, la Realtà, malgrado non sia affatto padrona della propria realtà. La legge di Cristo ordina di fare solo la Volontà del Padre, mentre quella dell’Anticristo di fare esclusivamente, ed anarchicamente, la volontà propria. Questa volontà anticristica, satanica, non ammette alcuna verità, legge, ordine, logica o morale, che non sia dettata unicamente ed arbitrariamente dall’io e dall’interesse egoistico. Satana, o Lucifero, è quindi semplicemente l’io, l’ego, l’appropriazione falsa ed iniqua, o l’attribuzione illusoria a se stessi, della sostanza, del valore e del significato dell’esistere, il Nemico di tutto e di tutti, che non conosce e non desidera nulla al di fuori di sé, laddove, invece, dovrebbe riconoscere che non esiste, non vive, non vuole e non agisce assolutamente nulla all’infuori di Dio.

In conclusione, in via accessoria, non possiamo che sottolineare, anche in considerazione della loro comunanza nella semplicità ed immediatezza delle rispettive formulazioni, l’identità di vedute pressoché totale tra la presente dottrina e quella induista dell’Advaita Vedanta.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

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