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Pseudo Meister Eckhart, Diventare Dio. L’insegnamento di sorella Katrei, a cura di Marco Vannini, Adelphi, Milano, 2006, pp. 123.

 

Io sono diventata Dio”, dice sorella Katrei al suo padre confessore. Ecco la cifra sconvolgente di questa piccola, ma splendida, perla della mistica cristiana medievale, ispirata all’insegnamento spirituale del sommo Maestro Eckhart.

Partendo dall’imperativo del «conoscere se stessi», metafisicamente inteso, il messaggio di Katrei punta all’unione totale ed incondizionata con Dio. La sua straordinaria dottrina è perlopiù concentrata nelle sezioni: La natura dell’anima, Il distacco, Il ritorno all’origine; laddove, innanzitutto, impariamo che il presupposto indispensabile di questa unione mistica perfetta è lo stato eterno in cui si trovava la creatura prima di venire creata, prima che Dio la facesse entrare nel tempo e nel divenire; infatti, prima di tutto ciò, l’uomo era solo un’idea purissima nella mente eterna di Dio. Questa concezione fondamentale, coincide, tra l’altro, con l’affermazione evangelica secondo cui “Dio è in tutte le cose e tutte le cose sono in Dio”, la cui centralità metafisica costituisce l’asse, non solo dottrinale, ma, diremmo, gravitazionale, attorno al quale solo orbita la vita interiore dell’autentico mistico, o vero uomo di Dio, che a quella somma ed ineffabile comunione anela. E siccome Dio opera solo in Sé stesso, e giammai fuori di Sé, allora anche le opere dell’uomo amante del Divino debbono essere esclusivamente interiori. E poiché, inoltre, il fondo di Dio è lo stesso fondo dell’anima, per unirsi completamente a Lui, è indispensabile l’umiltà estrema, l’annientamento di sé, che si realizza unicamente rimuovendo dentro se stessi tutto ciò che non è Dio. Per questa stessa ragione, il testo afferma il principio in base al quale l’unione si compie secondo l’autentica rassomiglianza dell’uomo con Dio; giacché, come anche Pitagora e Platone anticamente insegnavano, “solo il simile conosce il simile”. Evidentemente, quindi, questa è la verità abissalmente profonda racchiusa nell’espressione biblica – troppo spesso superficialmente intesa – secondo cui l’uomo fu fatto “ad immagine e somiglianza di Dio”.

Giunti a questo punto, non ci spingiamo oltre, ma concludiamo rimarcando un elemento assai evidente, e certo non da poco, che si presenta verso la fine dell’opera: sorella Katrei, col suo solo rivelare a voce – per quanto era possibile a parole – le proprie inimmaginabili conquiste divine, riesce a trasferire al suo interlocutore almeno uno degli stati spirituali superiori che essa ha già attraversato prima della realizzazione finale e definitiva, conferendogli così un’illuminazione sì parziale, ma tale da fornirgli intimamente la prova indiscutibile e definitiva della verità del suo sentiero mistico.

La goccia di vino non si distingue nell’oceano”.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

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