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Giuseppe Gorlani, Il Filo Aureo, prefazione di Giovanni Sessa, La Finestra, Lavis (TN), 2012, pp. X + 204.

 

Dieci saggi di Giuseppe Gorlani, un poeta, saggista ed illustratore, che ha fatto della ricerca dell’Assoluto il fulcro della propria esistenza. Dieci discorsi sulla reale essenza dell’Uomo, della sua grande avventura interiore attraverso le tempeste dell’esistenza, soprattutto nelle fitte e corrosive tenebre della presente Età Oscura (Kali-Yuga). Discorsi, perché Gorlani, al di là della sua grande cultura tradizionale e delle sue notevoli capacità espressive, più che scrivere, sembra davvero voler parlare al lettore, arrivando direttamente al suo cuore spirituale, affinché si risvegli o cerchi il Risveglio. Questo, precisamente, dimostrano Elogio dell’ascolto profondo e, soprattutto, Quale antropocentrismo?, che costituiscono la cifra del pensiero dell’autore e ne esplicitano le finalità: l’Uomo è effettivamente la realtà centrale dell’Universo, l’unica che possiede un’autocoscienza tale da farne in pari tempo una coscienza cosmica, universale, nella quale l’Assoluto stesso si automanifesta. L’unica a potere, o dovere, consapevolmente ritornare a quello stesso Assoluto che ne è Origine incondizionata, Principio eterno. L’unica a potersi volontariamente liberare dalle illusioni di un’esistenza erroneamente supposta autonoma ed indipendente da qualsivoglia realtà trascendente. Per questo, tutta l’opera in oggetto è ispirata, pervasa, e nutrita dalla divina sapienza della metafisica non-duale indiana (Advaita Vedânta), la cui meta finale è appunto la «Liberazione» (Mukti o Moksha) definitiva dall’esistenza limitata, determinata, condizionata, che genera drammaticamente l’oblio dell’Assoluto, la dimenticanza dell’Identità Reale dell’Uomo. Per questo, la Liberazione, ben lungi dal costituire alcuna “estinzione” dell’Uomo, ne é, tutto al contrario, la Realizzazione ultima, la Perfezione definitiva; fermo restando, come viene giustamente e vigorosamente precisato, che non è affatto l’individuo a farsi Assoluto, ma è sempre e solo l’Assoluto stesso a ritornare in Sé, letteralmente, dopo essersi liberato metafisicamente della sua illusoria identità umana. A tal proposito, sottolineiamo la rigorosa ortodossia della sua trattazione da parte dell’autore, il quale, oltre ad esporne sempre correttamente la dottrina, più volte, affinché l’eventuale percorso di un autentico sentiero di realizzazione metafisica sia effettivo e valido, rimarca la necessità della genuinità della vocazione personale di chi vi aspiri, del suo rapporto con un Maestro autentico, dell’indispensabile capacità di accettarne la necessaria disciplina.

Tra gli altri, desideriamo segnalare, in particolare, i saggi su Evola e sulla Reincarnazione. Il secondo tema sembra rivestire un particolare interesse per l’autore – infatti compare anche nell’altro saggio -, ed è certamente ben trattato, tuttavia, ci chiediamo se non sarebbe stato opportuno – cosa che potrebbe benissimo esser realizzata in un’eventuale ripresa della questione – esplorare, oltre che le fonti buddhiste ed induiste, anche la tradizione sapienziale ellenica, la quale effettivamente lo aveva affrontato in maniera perlomeno interessante.

Quanto ad Evola, lo studio che lo riguarda mira ad analizzare criticamente il modo in cui egli si rapportò alla metafisica orientale in generale, ed è certamente meritevole di interesse per ogni suo estimatore, il quale, però, vedrà inevitabilmente ridimensionata, nella misura del necessario e non oltre, la sua figura di maestro della Tradizione. In ciò Gorlani ha saputo trovare il giusto equilibrio, senza che in alcun modo si possa parlare di compromesso, tra il rispetto della Verità e quello dovuto ad un uomo che, indubbiamente, si è distinto come pochissimi nella diffusione delle idee tradizionali, e nella lotta senza cedimenti alla barbarie modernista. L’autore, quindi, pur mettendo puntualmente a nudo, com’era doveroso, i principali punti deboli dell’esposizione evoliana delle dottrine metafisiche orientali, evidenziando, nel contempo, come essi siano da attribuirsi perlopiù all’“equazione personale ed esistenziale” dello stesso Evola, non manca, ovviamente, di assentire alle sue finalità generali; così come non vi sono affatto lacune od imprecisioni nell’opera di rettificazione di quelle stesse debolezze, insufficienze od inesattezze dottrinali. Senza dubbio, ciò rende preziosa la lettura del saggio anche per coloro che non conoscono o non hanno particolare interesse nell’opera evoliana.

In conclusione, siamo più che certi che la presente opera, grazie alla sua genuinità e ricchezza, oltre ad orientare il lettore verso grandissimi Maestri come Shankara, Gaudapada, Abhinavagupta, e Ramana Maharshi, saprà effettivamente risvegliare, o comunque stimolare efficacemente, non poche vocazioni metafisiche.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

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