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Martin Lings, L’undicesima ora. La crisi spirituale del mondo moderno alla luce della Tradizione e della Profezia, traduzione di Eduardo Ciampi, Settimo Sigillo, Roma, 2004, pp. 185.

 

Un testo decisamente “apocalittico”, sia in quanto rivelazione spirituale e sapienziale, e sia nel senso dell’annuncio dell’imminente «Fine dei Tempi», quale conclusione dell’attuale Età Oscura (Kali-Yuga).

Martin Lings appartiene certamente alla schiera degli intellettuali tradizionalisti dell’era contemporanea: traduttore nella lingua inglese di molte opere di René Guénon, fu anche suo collaboratore, nonché egli stesso autore di svariate opere di pregio come quella in oggetto, la quale si pone effettivamente nella stessa scia de La Crisi del Mondo moderno ed Il Regno della quantità e i segni dei tempi del maestro di Blois.

L’autore parte dalla disamina dei principali elementi antitradizionali del Modernismo, per giungere all’indicazione di una possibile soluzione ai suoi mali, in vista della prossima aurora della nuova Età Aurea.

Di particolare interesse, è quanto di positivo Lings scrive inaspettatamente riguardo all’Età Oscura: pur non negando affatto, né minimizzando in alcun modo, tutti i suoi aspetti profondamente negativi e malefici – qui enucleati e stigmatizzati nel migliore e più deciso dei modi -, il nostro dimostra di saper discernere acutamente all’interno di essa alcuni fattori in grado, se opportunamente sfruttati, di propiziare quella consapevolezza metafisica che costituisce l’autentica nobiltà interiore dell’Uomo. L’autore evidenzia, quindi, diversi suoi aspetti benefici: innanzitutto, essendo la sua conclusione assai vicina, l’Età Oscura, o meglio la sua attuale fase terminale, risente misteriosamente dell’influsso spirituale dell’Età Aurea alle porte. Questo punto, sembrerebbe a prima vista paradossale, e purtroppo egli non lo spiega minimamente; tuttavia, riteniamo che abbia dato per scontata la nozione secondo cui il Regno di Dio è «già e non ancora» giunto, giacché Esso, essendo di natura puramente spirituale, dimora nell’Eternità, e pertanto, prima che si manifesti sul piano prettamente storico dell’umana condizione, già coesiste – restando ovviamente sul piano superiore che gli appartiene – col tempo tenebroso che stiamo vivendo, e quasi vi traspare a causa della stessa agonia di quest’ultimo – giacché è solo quando le tenebre iniziano a diradarsi che la luce può nuovamente filtrare già attraverso le loro fessure.

Con ciò, non intendiamo affatto significare che il peggio sia già passato e si possa già intravedere l’alba della restaurazione finale; infatti, anche se il mondo moderno lo prefigura e lo prepara, il Regno dell’Anticristo non si è ancora realizzato; piuttosto, vorremmo riferirci a quel clima generale di crisi interiore, che, per ciò stesso, paradossalmente, induce molti uomini ad essere meno superficiali, ad essere più meditativi, e, spinti dall’angoscia o dal dubbio, a ricercare risposte valide ai grandi quesiti metafisici di sempre. In questo senso, la crisi pone in crisi se stessa, giacché la modernità, dopo aver sommerso l’Uomo di menzogne, illusioni, false speranze e un’interminabile serie di promesse non mantenute, finisce per indurlo a ricercare nuovamente la Verità, animato da una tensione interna certamente sconosciuta agli uomini di epoche meno cupe di questa, giacché il bisogno di Essa è realmente estremo, per non dire disperato. D’altro canto, dovrebbe essere nota quell’espressione profetica secondo cui l’oscura epoca attuale è gravida di quella luminosa futura; per cui, in tal modo, si può comprendere come quest’ultima possa esercitare, per quanto possibile nelle assai negative condizioni attuali, un’influenza positiva su coloro che sono in grado di captarla ed avvantaggiarsene.

Il secondo importante aspetto positivo dell’Età Oscura, evidenziato da Lings, è la fin troppo evidente disponibilità enorme – di sicuro senza precedenti – di testi autenticamente esoterici e sapienziali, la quale, provvidenzialmente, consente una notevole diffusione della conoscenza, quantomeno teorica, delle verità misteriche e metafisiche, con tutta la ricaduta che ciò può avere per quanto riguarda le vocazioni spirituali, o anche solo per il recupero del senso religioso. A ciò si ricollega un terzo aspetto, ossia quello che Lings definisce in termini di accumulazione di esperienza, intesa come la “saggezza dell’anziano”, che contraddistinguerebbe l’epoca attuale, giacché l’Umanità che la caratterizza, non può che raccogliere infine l’eredità esistenziale e culturale delle epoche precedenti, cosa che, malgrado tutto, dovrebbe implicare una consapevolezza derivata appunto da questa maturazione interiore giunta alle sue ultime battute. Sembrerebbe che l’autore si riferisca più allo speciale «spirito del tempo» attuale, che all’effettiva lucidità delle individualità umane in cui esso si manifesta. Ad ogni modo, sempre tenendosi sulla stessa linea, Lings accenna alla necessità dell’abolizione del segreto iniziatico, giacché, secondo lui, custodirlo ancora, date le presenti condizioni, comporterebbe più danni che benefici; ed effettivamente tale questione meriterebbe un approfondimento a parte, considerato pure che altre importanti personalità vi hanno riferimento in passato.

Su un solo punto dissentiamo: l’esoterismo non deve essere considerato come un possibile sostituto della religione quanto alla salvezza dell’anima, sia per ragioni intrinseche – la differenza specifica ed irriducibile delle loro due rispettive funzioni -, e sia perché, quantomeno, ciò significherebbe che sarebbero irrimediabilmente perduti tutti coloro i quali, desiderando l’iniziazione, ma non essendo qualificati per essa, se la vedessero rifiutare. Chi non riuscisse ad ottenerla, dovrebbe necessariamente ritornare alla sola religione, e non rifiutarla affatto a causa delle sue passate aspirazioni deluse. Inoltre, tale ritorno, non implicherebbe affatto la rinuncia alla conoscenza esoterica teorica, la quale potrebbe benissimo essere coltivata comunque, e con tutti i benefici che essa può ad ogni modo apportare. Non bisogna poi dimenticare che anche coloro che si sono effettivamente immessi in un sentiero esoterico ortodosso sono rigorosamente tenuti alla pratica religiosa.

A conclusione dell’opera, e certamente per indicarli ai neofiti come figure assolute di riferimento, Lings rende omaggio ai maestri dei quali è stato contemporaneo, alcuni dei quali ebbe la fortuna di conoscere personalmente: oltre al summenzionato Guénon, cita giustamente Ananda K. Coomaraswamy e Frithjof Schuon, anche se, a nostro avviso, avrebbe dovuto necessariamente menzionare anche l’ottimo Titus Burckhardt, il quale, senza dubbio, non ha avuto molti meno meriti degli ultimi due.

In connessione a ciò, si segnala l’appendice riguardante la ricerca del maestro spirituale, che, benché assai sintetica, fornisce le indicazioni essenziali a riguardo.

Una speciale menzione meritano, inoltre, quelle altre due appendici al volume, che, in quanto riguardano, l’una, il Concilio Vaticano II°, e, l’altra, la profezia dei Papi di S. Malachia, rivestiranno senz’altro un particolare interesse per il lettore cattolico.

In merito alla prima, sebbene condividiamo la critica ivi espressa alle spiacevoli tendenze moderniste dimostrate in alcune circostanze dall’alto clero cattolico, riteniamo che queste, pur essendo giustamente motivo di serio allarme, non debbano divenire causa di allontanamento dei fedeli dal Cristianesimo in se stesso; giacché, da un lato, i suoi sacramenti restano comunque del tutto validi; dall’altro, qualunque possano essere le nuove vedute dei porporati, il retaggio dell’autentica sapienza cristiana – con particolare riferimento alla saggezza propriamente mistica – resta tuttora ampiamente attingibile, per cui il sincero credente potrà sempre contare sia sui sacri riti che sull’insegnamento autentico di Cristo.

 

Giovanni M. Tateo

 

 

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