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Nuccio D’Anna, Il Santo Graal. Mito e realtà, Archè – Edizioni PiZeta, Milano – San Donato (MI), 2009.

 

Che quello del Santo Graal sia il mistero più grande dell’Occidente è fin troppo evidente e risaputo, come pure è altrettanto palese che questo enigma sia stato, suo malgrado, troppo spesso oggetto di speculazioni di vario genere, che con la sua autentica essenza avevano assai poco o nulla in comune. Attualmente, invece e per nostra fortuna, abbiamo a disposizione quest’opera di Nuccio D’Anna, e francamente non pensiamo possa esservi un miglior studio sintetico sul tema; senza contare che, proprio sulla base di questo, è senz’altro possibile approfondire adeguatamente tutta una serie di aspetti assai significativi ed estremamente interessanti che esso pone in luce. Qui non solo vengono analizzati compiutamente i motivi principali dei romanzi del Graal di celebri autori quali Chrétien de Troyes, Wolfram von Eschenbach, Albrecht von Scharfenberg, Robert de Boron, etc., ma si riesce magistralmente a rivelarne l’autentica matrice simbolica e misterica. Il merito fondamentale di D’Anna è di ricostruire, con ricchezza di precise ed inoppugnabili argomentazioni, l’esatto contesto storico, culturale, religioso e soprattutto misterico all’interno del quale la realtà autentica del Graal era centrale. Egli dimostra finalmente, e più che brillantemente, come sia il suo “mito” che la sua realtà effettiva appartengono interamente al Cristianesimo, con buona pace di tutti quegli esegeti che, per insufficiente cognizione o per colpevole partito preso, hanno inteso attribuirla alle più svariate tradizioni religiose od esoteriche, sia viventi che estinte. Il Graal non appartiene affatto né all’Islam, né ad alcuna tradizione orientale, e nemmeno a qualcun’altra pre-cristiana e pagana. La certezza che si trae dall’indagine rigorosa dell’autore, infatti, è che la sua tradizione misterica costituisce la quintessenza stessa dell’esoterismo cristiano, la cui vena non si è affatto esaurita nemmeno nei tempi odierni, nella fase terminale dell’Età Oscura; basti pensare all’emersione nel XX° secolo degli ordini iniziatici regolari della Stella Interiore e dei Cavalieri del Divino Paracleto, con i quali lo stesso René Guénon collaborò.

Se poi si intendesse considerare le relazioni tra la tradizione del Graal ed altre correnti esoteriche non-cristiane, quello che emerge con sufficiente chiarezza è che tali collegamenti si configurarono essenzialmente in due modi: 1) come l’assimilazione da parte dell’esoterismo cristiano di correnti esoteriche appartenenti a tradizioni differenti, ma sul punto di esaurirsi; 2) come normali comunicazioni con realtà iniziatiche presenti in altre tradizioni viventi, nel quadro del più vasto coordinamento delle realtà sacre vincolate all’unica Tradizione Universale Primordiale.

L’indagine parte, quindi, dalla rievocazione del Cristianesimo celtico, ricordando come, principalmente per mezzo della conversione dell’Irlanda operata da San Patrizio, le sue antiche tradizioni iniziatiche druidiche, prima che potessero spegnersi del tutto, fossero state provvidenzialmente “salvate” ed integrate nella Tradizione di Cristo, con particolare riferimento alle correnti contemplative di tipo mistico. Ciò, comunque, ovviamente non significa affatto, lo ribadiamo, che il mistero del Graal avesse un’origine propriamente celtica, ma solo che alcune correnti misteriche originariamente celtiche concorsero ad alimentarne, dopo essere state opportunamente riconsacrate a Cristo, la corrente esoterica ed iniziatica. Un processo del tutto simile si ebbe, ad esempio, nel caso della Massoneria, poiché la sua costituzione si dovette all’assimilazione cristiana delle iniziazioni un tempo appartenenti ai Collegia Fabrorum dell’estinta tradizione romana. Se poi si considera l’integrazione di alcune correnti misteriche ebraiche nell’esoterismo del Graal, anche se D’Anna vi ha solo accennato, riteniamo che l’idea e la realtà di esso quale contenitore e veicolo sacro della Sapienza o Verità Divina sia del tutto assimilabile a quella dell’Arca dell’Alleanza dell’antico Giudaismo. Il Graal, quindi, dev’essere considerato a tutti gli effetti come la nuova Arca dell’Alleanza metafisica tra l’uomo e Dio, resa possibile dalla vita, morte e resurrezione di Cristo, nonché dal suo prossimo ritorno alla fine dei tempi, quale Re della Gerusalemme Celeste e Restauratore del Paradiso perduto, fondatore della nuova Età dell’Oro. In ciò consiste, specificamente, l’aspetto “apocalittico” dell’universo spirituale del Graal.

In effetti, l’autore mostra l’essenza profondamente cristiana della tradizione esoterica incentrata su di esso, sia per quanto riguarda la sua realtà puramente spirituale, e sia per quanto concerne le sue liturgie e i riti misterici, i suoi simboli, il linguaggio espressivo: tutti elementi facilmente riconducibili al retroterra costituito dai testi sacri canonici e dalla teologia del Cristianesimo, specie quella mistica. Da tutto ciò risulta infatti stupefacente il modo in cui, come accennavamo in precedenza, taluni abbiano fatto di tutto per disconoscere tale verità, assolutamente lampante e cristallina per chi, invece, non è affatto offuscato da pregiudizi di sorta, e possegga un adeguato discernimento di tali realtà sacre – come sembra appunto essere il caso dello stesso D’Anna, il quale fa puntualmente piazza pulita di qualunque interpretazione inadeguata o addirittura tendenziosa di esse. Le nebbie che avvolgevano l’enigma si diradano, le ombre si dileguano, e le tenebre cedono il posto alla luce, giacché il testo non mancherà certamente di strabiliare il lettore che ancora non sospettava od immaginava l’esistenza di alcuni grandi misteri e prodigi della Civiltà spirituale di Cristo. Ecco infatti le più importanti scoperte che il testo ci consente di fare: innanzitutto, la natura stessa del Santo Graal quale Verità ed Illuminazione Divina, come Teofania interiore, come Qualità stessa di Dio, che si manifesta nell’esperienza mistica del Suo Amore e della Sua Conoscenza – appunto Suoi attributi primarî -; il Re Pescatore è lo stesso Cristo, il primo e vero pescatore di uomini secondo i Vangeli; il leggendario Prete Gianni non è altri che San Giovanni, immortale sacerdote e re – come Melchisedek – del Regno del Paradiso terrestre, sommo patrono dell’esoterismo cristiano; i Templari sono, ovviamente, gli autentici Cavalieri del Graal. Per il futuro lettore, la scoperta nella scoperta sarà inoltre, se egli avrà avuto reminiscenza dei Vangeli e dell’Apocalisse, che tutto ciò lo si riconosce chiaramente e naturalmente vero, e si stupirà parecchio, quindi, della fitta coltre di oscurità che sembrava nascondere del tutto questa evidenza massima. Avrà la sensazione di risvegliarsi da un profondo sonno, nel quale solo sognava che vi fosse un’altra inconoscibile verità seppellita da qualche parte, chissà dove.

Ciò dimostra, ancora una volta, lo stato penoso in cui versa la coscienza occidentale, così drammaticamente incapace di essere consapevole della propria stessa tradizione sacra, di riconoscerla persino nelle più grandi meraviglie che essa ha prodotto nei più fecondi secoli della sua storia. Una coscienza quasi totalmente ignara degli antichi segreti della propria memoria dimenticata, della profondità reale della propria identità spirituale, quasi interamente perduta. Probabilmente, come avrebbe sostenuto Guénon, solo una forte suggestione, anzi, un vero e proprio potente sortilegio ha potuto offuscare ed ottundere così a lungo e così intensamente le anime dell’Occidente, impedendo loro di vedere, seppur indirettamente nella sua lunga scia culturale, lo splendore del Graal.

 

Giovanni M. Tateo

 

Leggi anche la recensione di: Jean Reyor, Studi sull’esoterismo cristiano

 

 

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